semi-amaranto
novembre 2, 2014 Blog PuntoBio Nessun commento

L’amaranto appartiene alla famiglia delle Amarantacee, che comprende più di 500 specie; pur essendo considerata un cereale dal punto di vista botanico, non lo è in quanto non appartiene alla famiglia delle Graminacee.

Ha un sapore ricco che ricorda la nocciola, ha proprietà nutritive eccezionali, soprattutto a livello proteico ed è altamente digeribile. L’amaranto ha una storia millenaria.

Le origini etimologiche del suo nome derivano dal greco ἀμάραντος che significa “che non appassisce”. Per questo motivo i Greci la consideravano la pianta dell’amicizia, della stima reciproca ed espressione di tutti i sentimenti veri immutabili nel tempo. In India è conosciuto anche come “ramdana”, ovvero “il buon grano”.

Era sfruttato a fini alimentari già dagli Aztechi e dagli Incas che lo consideravano sacro. Con la colonizzazione spagnola poi, la coltivazione dell’amaranto venne vietata e interi campi bruciati poiché ’amaranto era la materia prima con cui si fabbricavano idoli religiosi poi distribuiti e mangiati, pratica considerata eretica dal Tribunale dell’Inquisizione. Fu così che l’amaranto in un paio di secoli sparì del tutto.
Dagli anni 60′ tornò di moda coltivarlo negli Stati Uniti e successivamente si diffuse anche in Europa.

L’amaranto è ricco di proteine, fino al 16%, le quali hanno un elevato valore biologico poiché, al contrario dei cereali veri e propri, contiene quasi il doppio di lisina, amminoacido essenziale di cui sono carenti quasi tutti gli altri cereali. È anche una buona fonte di fibre (fino al 15%).

L’assenza di glutine lo rende adatto alla alimentazione di chi è affetto da morbo celiaco, e ai bambini nel periodo dello svezzamento. Le sue benefiche proprietà sono dovute innanzitutto alla massiccia presenza di sostanze “benevole”. Contiene elevate quantità di lisina, calcio, fosforo, magnesio e ferro. Si tratta di un cereale “amico” per chi vuole evitare o limitare l’ingrassamento.

Molto di più che il frumento, anche di quello integrale, riduce i possibili picchi di insulina che derivano dalla sua assunzione, avendo un indice glicemico più basso grazie alla maggiore presenza proteica e al contenuto più elevato di fibra indigeribile. Essendo a base di fibre insolubili (cellulosa, emicellulose, lignina) che aumentano la massa fecale accelerandone il transito intestinale, aiuta persino a combattere la stitichezza.

Un alimento che si presta a molte ricette e risulta molto versatile. Può essere utilizzato per zuppe, crocchette, sformati dolci o salati.

Written by Punto BIO Napoli